Secondo solo al Prosecco. Il Pinot grigio Doc delle Venezie esce “indenne” dal lockdown, almeno sul fronte degli imbottigliamenti. Il dato di fine maggio segna un +0,39% sul 2019 e convince il Consorzio a guardare con attenzione alla vendemmia 2020 – che si preannuncia in calo del 15% rispetto al 2019 – convocando un tavolo per un’alleanza d’intenti con i produttori del Triveneto. Tra le misure al vaglio, la riduzione della resa a 150 quintali per ettaro e l’attivazione dello stoccaggio amministrativo.
L’obiettivo, più in generale, sarà “condividere misure di gestione coordinata del potenziale produttivo che mantengano in equilibrio l’offerta e garantiscano la tenuta del valore del Pinot grigio del Nordest”. Si tratta infatti del primo vino bianco fermo dell’export italiano.
Così Albino Armani, presidente del Consorzio delle Venezie: “L’ultimo Consiglio di Amministrazione del Consorzio ha ribadito la necessità di tenere aperto un tavolo permanente di confronto del Pinot grigio del Triveneto che rappresenta più dell’80% del totale Italiano”.
“Dobbiamo favorire una gestione programmatica e condivisa nell’areale vitato del Nordest con modalità che ci auguriamo, in un prossimo futuro, di poter estendere anche ai produttori delle altre regioni italiane”.
Abbiamo lavorato con i rappresentanti delle Doc trivenete arrivando a una visione collegiale e quindi alla proposta di misure concrete di gestione a livello territoriale sulle singole denominazioni in vista della vendemmia 2020, volte al mantenimento del valore del Pinot grigio”.
“Questa alleanza – continua Armani – rappresenta un passo importante per la tutela del valore della filiera del Pinot grigio: un atteggiamento di collegialità territoriale che, si spera, possa diventare presto un esempio per l’applicazione di sistemi alternativi di tracciabilità sull’intero sistema Pinot grigio Italia, che oggi raggiunge il 43% della varietà nel mondo”.
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